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 Il diritto di lasciarsi morire, anche in carcere

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AutoreMessaggio
rolemans
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Moto: kawa gtr1400
Maschile Numero di messaggi: 535
Età: 44
Località: Pavia
Data d'iscrizione: 19.07.09

211109
MessaggioIl diritto di lasciarsi morire, anche in carcere

C’era una volta un uomo che decise di opporsi alle violenze che affliggevano il suo Paese e per farlo scelse la rivolta più innovativa e civile: la non violenza. Mohandas Karamcand Gandhi finì più volte in prigione e ogni volta rispose alle prevaricazioni con lo sciopero della fame, giungendo anche molto vicino alla morte per sfinimento. Aveva un ideale che era più importante della propria vita. Credeva occorresse battersi contro le ingiustizie ma non voleva usare la violenza. Gandhi è una delle figure più carismatiche e importanti del ‘900. Insegnò la potenza della disobbedienza civile. Disobbedienza, ben inteso, che dovrebbe essere applicata contro le ingiustizie. Ed è proprio contro un enorme ingiustizia (per lo meno da lui era così vissuta) che protestava, con la sua forma di disobbedienza civile, Sami Ben Garci Mbarka, un uomo detenuto nel carcere di Pavia e deceduto per un protratto sciopero della fame e della sete.
Come dovrebbe comportarsi in un caso del genere un Paese civile? Credo debba interrogarsi sulle motivazioni che hanno indotto un uomo a sacrificare liberamente la propria vita per difendere quel che sentiva un diritto. Dovrebbe interrogarsi sulla correttezza della sentenza di condanna in appello a otto anni e sei mesi per violenza sessuale, sequestro di persona e violenza privata, che aveva raggiunto in carcere il tunisino, e contro la quale aveva intrapreso lo sciopero della fame e della sete. Insomma un Paese civile dovrebbe chiedersi se diritti e giustizia siano stati calpestati al punto da indurre un uomo a intraprendere una protesta di disobbedienza civile portata fino alle estreme conseguenze.
Invece cosa succede nel Bel Paese? Ci si chiede perché non si sia calpestato l’articolo 32 della nostra costituzione che recita, è bene ricordarlo: “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Insomma perché non è stato obbligato a curarsi? Ma poi quali cure? L’alimentazione è una cura? Per quale patologia? Comunque il bel paese grida indignato: si indaghino i medici per non aver tempestivamente sottoposto il soggetto a un trattamento sanitario obbligatorio.
Tuttavia ci si dimentica che il Trattamento Sanitario Obbligatorio, recita l’articolo 34 della legge 833 del 1978, “può essere disposto nei confronti di persone affette da malattia mentale”.
Quale malattia mentale affliggeva Sami Ben Garci Mbarka? Forse quella di reclamare con un atto forte contro quella che sentiva essere una violenza, un sopruso?
Mi chiedo cosa sarebbe Gandhi oggi nelle carceri italiane? Mi chiedo cosa sarà di tutta quelle persone che, se non ascoltate, decideranno di mettere in atto forme di protesta non violenta.
Mi affligge un terribile dubbio: forse oggi, nel bel paese, non è più consentito opporsi quando si sentono i propri diritti calpestati e non ci si sente ascoltati.
Una cosa terribile è accaduta: un uomo libero, libero nello spirito, ha osato farsi sentire …. Qualcuno deve pagare.
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http://www.psicotraumatologia.eu
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Il diritto di lasciarsi morire, anche in carcere :: Commenti

Re: Il diritto di lasciarsi morire, anche in carcere
Messaggio il Sab Nov 21, 2009 10:41 am Da franco
Personalità come Gandhi, qui da noi, non ce ne sono: non c'e n'è la mentalità diffusa, non ce n'è la cultura sociale né quella di base, non ce n'è la mentalità.

Eppure, Rolemans, in India ancor oggi esiste l'infibulazione e molte bambine "in eccesso" vengono uccise. Fuori dagli alberghi di lusso che sono vere città vi sono delle guardie armate di bastoni e fuori c'è il popolo che vive nelle piping lines che giacciono ai lati delle strade pronte ad essere interrate. Le sacche di povertà indiane, ancor oggi, sono enormi e stridono con la ricchezza di questo nuovo gigante. La delinquenza è alle stelle, i conflitti religiosi che come fondamento hanno pur sempre il potere e non il divino fumo negli occhi del popolo bue gettato dai preti e santoni vari.

Io non farei il confronto fra Gandhi ed i nostri politici: non scomoderei una personalità così alta. A me basta guardare altri leader e paesi europei e guardarmi intorno e vedere la gente che li ha messi al potere. E' dalla gente che parte tutto, dalla coscienza della gente, dalla cultura della gente, dalla preparazione sociale della gente. Le carceri che ci sono, gli investimenti che vengono fatti, le leggi che è possibile fare lo sono perché è la gente che l'ha voluto. A gente insipiente e cattiva leggi e comportamenti cattivi.

Noi abbiamo nelle mani lo strumento del voto ma, nella media, non sappiamo utilizzarlo.

Gandhi siamo noi, ma non ci pensiamo nemmeno

Franco
Re: Il diritto di lasciarsi morire, anche in carcere
Messaggio il Sab Nov 21, 2009 11:28 am Da rolemans
concordo franco, richiamavo gandhi solo per richiamare il diritto alla protesta civile.
mi rendo conto che noi psichiatri siamo chiamati sempre più ad effettuare un controllo sociale, un controllo di comportamenti socialmente fastidiosi ma non così eclatanti da meritare un inervento della polizia... Insomma i nostri politici vogliono che si diventi "polizia psichiatrica".

Gandhi siamo noi, ma il rischio è di ritrovarci, nel caso volessimo protestare con uno sciopero della fame, legati ad un letto e imboccati come le oce della lomellina... tutto grazie a uno psichiatra allineato che ha effettuato un T.S.O.
 

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